Chiudi

Cultura

Cultura

Addio a Martin Walser, lo scrittore stufo della colpevolizzazione della Germania

addio-a-martin-walser,-lo-scrittore-stufo-della-colpevolizzazione-della-germania

AGI – Lo scrittore tedesco Martin Walser, figura centrale della letteratura contemporanea in Germania, è morto all’età di 96 anni a Uberlingen, nel sud-ovest del paese, dove risiedeva dalla fine degli anni ’60.

È considerato uno dei maggiori romanzieri tedeschi del dopoguerra alla stregua di Gunter Grass o Heinrich Boll, anche se non ha mai raggiunto la notorietà internazionale di questi ultimi. “Geniale e provocatorio”, secondo la ZDF, fece scandalo alla fine degli anni ’90 quando ammise in un discorso di averne abbastanza della “rappresentazione permanente” del passato nazista, innescando in Germania un enorme dibattito di merito sugli orrori della memoria del Terzo Reich.

In particolare aveva dichiarato di “distogliere lo sguardo” quando i crimini nazisti venivano trasmessi in televisione e denunciava una “strumentalizzazione di Auschwitz per scopi attuali”, una “mazza morale” che sarebbe stata costantemente brandita contro la Germania. Accusato di voler reprimere il passato nazista, si difese ma affermò che una ripetizione costante delle rappresentazioni di questi crimini ne banalizzava l’orrore.

#DasWortzumSonntag spricht Martin #Walser pic.twitter.com/4pPCIJCvOm

— storymakers (@mz_storymakers)
July 28, 2023

Nel 2002, in “Morte di un critico”, attaccò il critico letterario più famoso della Germania, Marcel Reich-Ranicki, ebreo sopravvissuto al ghetto di Varsavia, il che creò un nuovo scandalo nel suo Paese e lo fece sospettare di antisemitismo. Dai documenti dell’archivio centrale del partito nazista risulta che entrò a far parte di quest’ultimo nel gennaio 1944, fu un soldato dell’esercito tedesco.

Nato il 24 marzo 1927 a Wasserburg, Martin Walser eccelleva nella descrizione dei microcosmi piccolo-borghesi, da cui lui stesso proveniva. Dopo la guerra consegui’ il diploma di maturità e poi studiò lettere, storia e filosofia.

Si affermò nel 1955 con una raccolta di racconti, poi, due anni dopo, con il suo primo romanzo e grande successo letterario, “Des Married à Philippsburg”, che lancia la sua lunga e prolifica carriera.

La notizia della morte, anticipata da alcune emittenti televisive, è stata confermata da un mesaggio del presidente della Repubblica Federale, Frank-Walter Steinmeier che parlato “di un grande uomo e uno scrittore di livello mondiale”. “Piangiamo Martin Walser. Non lo dimenticheremo”, ha scritto il presidente tedesco nelle condoglianze rivolte alla vedova dello scrittore, Kathe Walser. “Il suo lavoro abbraccia più di sei decenni e ha segnato in modo decisivo la letteratura tedesca in questo periodo”, ha aggiunto. “In qualità di brillante analista dei mondi interiori umani, non ha mai smesso di interrogarsi per iscritto e di coinvolgere i lettori in questo processo”, ha stimato Steinmeier nelle sue condoglianze.

Leggi
Cultura

Il filo che unisce tradizione e futuro. L’arte del cucito di Antonia Murgolo

il-filo-che-unisce-tradizione-e-futuro.-l’arte-del-cucito-di-antonia-murgolo

AGI – Un arco, una piccola serpentina, qualche scalino in alto, per scoprire la via dell’Anima. È la porta d’accesso al piccolo e arroccato borgo di Forenza, prezioso gioiello del Potentino, dove l’arte del cucito di Antonia Murgolo, rappresentante pugliese della Corporazione delle Arti, l’ha fatta da padrona. Tra telai e punti di ricamo antichi, memorie d’un passato che si perde ogni giorno di più, e imperiosa una preziosa scoperta: uno stendardo del Seicento, della chiesa del Santissimo Sacramento di Modugno, nel Barese, ricamato con tecnica giapponese.

“Nessuno poteva immaginare che in Puglia, in quel tempo, conoscessero quella raffinata arte – spiega Murgolo all’Agi -. Ora, per studiarla, impararla, bisogna andare in Inghilterra e noi non possiamo assolutamente perdere questo patrimonio: è mia volontà poter insegnare ai più giovani tutto ciò che ho imparato”. Cinquantasettenne di Bitonto, città alle porte del capoluogo pugliese, Antonia si è diplomata in un istituto tecnico e poi, soltanto dieci anni fa, ha cominciato a studiare da autodidatta le tecniche perdute di ricamo e cucito.

Sono stata sempre appassionata dell’arte del ricamo e dell’uncinetto, da bambina, da quando vedevo scorrere il filo tra le mani di mia nonna – ci racconta -. Ora per me è diventato un lavoro e nutro il sogno di non far morire questo sapere: vorrei recuperare manufatti che stanno andando perduti, assieme a tecniche, tessuti e sete preziose che si ritrovano soprattutto in paramenti sacri e abiti reali”.

Al lavoro nel suo piccolo laboratorio di Modugno, ci sono anche Mariella Desario, Carmela Veneto e Orsola Murgolo: “Ridiamo valore a un vecchio lavoro, ma soprattutto dignità alle donne – dice soddisfatta Antonia -. Non dobbiamo immaginare il cucito come un’arte per donne dietro la finestra, nei palazzi nobili, ma un’arte che prevede fatica, come montare un telaio, che può causare dolore, e per questo indossiamo ditali, ma ridà fiducia e indipendenza a chi lo pratica. Immaginate se ricominciassero i giovanissimi a farlo? Sarebbe meraviglioso”. 

A febbraio 2024, le creazioni di Antonia, Mariella, Carmela e Orsola voleranno alla volta di Torino: “Porteremo abiti, camicie, giacche, create con il tombolo, filet modano, ma anche gioielli in chiacchierino, considerato un pizzo risalente all’epoca Vittoriana, impreziositi da filati pregiati e pietre”. E conclude speranzosa: “L’arte del cucito deve oltrepassare i confini e tornare viva. L’arte non deve morire”.

Leggi
Cultura

Mattarella visita la Chiesa di Santa Maria di Gesù distrutta dall’incendio: “È una ferita” 

mattarella-visita-la-chiesa-di-santa-maria-di-gesu-distrutta-dall’incendio:-“e-una-ferita” 

AGI – Era uno scrigno di capolavori artistici e storici la quattrocentesca chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo, distrutta il 25 luglio scorso da uno degli incendi di origine dolosa che nei giorni scorsi hanno colpito la città e la regione. Il danno provocato dalla mano dei piromani è enorme. 

Le fiamme hanno prima aggredito la vegetazione sul costone roccioso del Monte Grifone che domina la località, poi si sono propagate nell’edificio: è crollato il prezioso soffitto ligneo dipinto; distrutti il coro ligneo dei frati e l’organo a canne ivi custodito, la statua lignea quattrocentesca di S. Maria di Gesù, una statua ottocentesca in legno della Vergine Assunta e il relativo abito ricamato, dono della regina Maria Teresa d’Austria.

Gravemente danneggiati anche i manufatti marmorei presenti all’interno della chiesa e i corpi di san Benedetto il Moro (compatrono di Palermo che qui svolse l’ultima parte della sua vita da eremita)  e del beato Matteo d’Agrigento. Una grave perdita spirituale e artistica per l’intera città di Palermo e la Sicilia. 

“Dovevo venire qui, perchè è una ferita” ha detto il presidente della repubblica Sergio Mattarella, che questa mattina si è recato in visita alla struttura, accompagnato dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefici, dal sindaco di Palermo, Roberto Lagalla e dal presidente della regione Sicilia, Renato Schifani.

A Santa Maria del Gesù sono sopravvissute finora usanze antiche, come la coltivazione degli agrumi, arance e limoni, tipici della ex Conca d’Oro. La chiesa è nota, inoltre, per ospitare al suo interno le tombe della famiglia Florio, la dinastia industriale protagonista della Belle Epoque palermitana, raccontata nel best sellers “I leoni di Sicilia” dalla scrittrice trapanese Stefania Auci. Che ora si dispera: “Sembra una chiesa bombardata – ha detto tra le lacrime – che nessuno giri la faccia dall’altra parte: è successo in Sicilia ma può accadere dovunque». 

 

 

Leggi
Cultura

Ottant’anni fa il compleanno dell’ex Duce a Ponza

ottant’anni-fa-il-compleanno-dell’ex-duce-a-ponza

AGI – Nell’ultima settimana di luglio del 1943 i tedeschi sono attivamente impegnati nella caccia a  Mussolini secondo gli ordini impartiti direttamente da Hitler. Eugen Dollmann, colonnello onorario delle SS, interprete ufficiale del Führer per la lingua italiana, diplomatico ufficioso ottimamente introdotto in tutti gli ambienti romani, il 27 luglio è invitato a cena dal Feldmaresciallo Albert Kesselring nella sede del suo quartier generale a Frascati.

«Serio in volto, rabbuiato addirittura, il maresciallo mi presentò laconico agli altri due commensali, il generale dei paracadutisti Student […] e un giovane capitano della Luftwaffe, Skorzeny. Alla tavola di Kesselring la conversazione era di solito animatissima, ma quella sera spirava aria da cimitero.

La cena dal Feldmaresciallo Albert Kesselring

Student, che soffriva per una grave ferita alla testa, non diceva una parola, e Skorzeny non fece che squadrarmi, quasi divorandomi con gli occhi e nel noto stile inquisitorio della Gestapo, cosa contrastante in maniera vivissima e sospettosissima con la sua uniforme e col carattere generalmente allegro degli aviatori. Dopo cena, il maresciallo mi disse che i due ufficiali volevano parlarmi da soli, per una faccenda assai grave.

Ci trasferimmo in un’altra stanza e lì venne prestato giuramento di tacere sino alla morte, trattandosi di un segreto del Reich. I due avevano l’incarico di mettermi al corrente di un piano del Führer che in poco tempo avrebbe dovuto far cadere nelle loro mani ministri, corona e membri della famiglia reale.

Student, brevissimo, cedette subito la parola all’altro, che espose un progetto divertente e puerile […]. Fino a quel momento, a Roma sapevano della cosa soltanto Kesselring, il maresciallo [Wolfram von] Richthofen, allora a Frascati anche lui, e io. All’ambasciatore von Mackensen e ai suoi collaboratori non bisognava assolutamente dire nulla […]. Mi dichiarai incompetente a esprimere un giudizio sopra un’azione di spiccato carattere militare e di polizia, e proposi che s’interpellasse Kappler, tecnico e fiduciario di Himmler a Roma».

Kappler sulla scia di Mussolini

Kappler  ritiene subito che siano state invase le sue competenze di polizia, ma non può discutere l’ordine di Hitler. E da quel momento si mette sulla scia di Mussolini. Finora tutte le notizie si interrompono alle 18 del 25 luglio. I servizi segreti italiani sotto la guida del generale Giacomo Carboni l’hanno fatto letteralmente sparire mentre lo trasferivano a Ponza.

Vengono fatte circolare ad arte versioni, indiscrezioni, rapporti attribuiti a diplomatici, ad autorità del governo italiano e del Vaticano, a generali: l‘ex Duce sarebbe ricoverato in un ospedale militare, nascosto a Roma, trasferito nel neutrale Portogallo e nel Nord Africa sotto controllo alleato. Le autorità svizzere il 29 luglio devono smentire che abbia passato la frontiera.

Voci fantasiose su dove si trova Mussolini 

Una fonte madrilena asserisce che Mussolini non si trova in Spagna ma a Viareggio. La notizia più fantasiosa arriva da Stoccolma, quando si sostiene che è stato arrestato mentre cercava di raggiungere il Reich; un dispaccio da Berna ribadisce invece che è prigioniero del Regio Esercito, ma naturalmente non dice dove. Da Roma viene diffusa la notizia che Mussolini è con la sua famiglia alla Rocca delle Caminate, in pensione.

Coglie nel segno una nota datata Berna, che fa di Mussolini un prigioniero dell’esercito, senza però indicare dove. Sia Kesselring sia Mackensen cercano di carpire l’informazione agli italiani, senza alcun successo. Himmler, sempre sensibilissimo all’esoterismo, riunisce a Berlino astrologi, cartomanti e veggenti  in una foresteria della centrale del Sicherheitsdienst sul lago di Wannsee e l’esito di quella riunione è che si trova «in un luogo circondato dall’acqua».

Intanto il capo della Polizia aveva infiltrato nell’entourage di Kappler il giovane funzionario della sua segreteria, Raffaele Alianello: il tedesco era convinto di ricevere confidenze e informative, e invece era l’italiano a raccoglierne per conto di Carmine Senise: «l’invogliai a mettersi più che mai alle costole di Kappler, specialmente nelle ore serali, e quando i tedeschi per abbondanti libazioni sono di solito facili ad aprire il loro animo. Alianello assolse assai bene il suo compito e seppe accattivarsi a tal punto la fiducia del Kappler che questi gli confidò, in gran segreto, che il colpo era stato deciso, ma si aspettava l’occasione per eseguirlo; gli promise inoltre che al momento decisivo gliene avrebbe dato notizia telefonica, in una forma convenuta, che Alianello portò anche a mia conoscenza».

Il 29 luglio l’ex duce compie 60 anni a Ponza 

Kesselring il 29 luglio chiede formalmente a Badoglio di voler vedere il Duce per consegnargli personalmente il regalo di compleanno di Hitler, l’opera omnia di Friedrich Nietzsche in edizione esclusiva e con dedica del Führer («Adolf Hitler seinem lieben Freunde Benito Mussolini»), ma Badoglio replica che avrebbe provveduto lui stesso, e sarà di parola per quanto in ritardo.

Il 29 luglio Mussolini compie sessant’anni e a Ponza lo raggiunge il telegramma augurale di Göring, consegnatogli da un carabiniere arrivato di proposito da Roma. 

 

Leggi
Cultura

Bruno Todaro, il ‘cavaliere del mare’ nella seconda guerra mondiale

bruno-todaro,-il-‘cavaliere-del-mare’-nella-seconda-guerra-mondiale

AGI – Combatteva sopra e sotto l’acqua con lo stesso spirito dei “cavalieri del cielo” della prima guerra mondiale. Per lui il bersaglio da colpire non era l’uomo, ma la nave: immediatamente dopo l’assalto scattava infatti la legge del mare, quella della solidarietà, indipendente dalle bandiere, dagli schieramenti, dalle esigenze militari e dalle convenienze personali.

Il capitano di corvetta Salvatore Bruno Tòdaro è stato un “cavaliere del mare” nel senso più nobile del termine, perché nel pieno della seconda guerra mondiale non abdicò mai ai valori dell’umanità.

Bruno Todaro “cavaliere del mare” 

Glielo riconobbero amici e nemici. Soprattutto i nemici, quelli che furono da lui affondati con i siluri e le cannonate del sommergibile atlantico della Regia Marina “Comandante Cappellini” posto ai suoi ordini dal 26 settembre 1940.

Todaro aveva appena compiuto 32 anni. Nato a Messina nel 1908, appassionato del mare, una volta dall’Accademia navale di Livorno aveva avuto esperienze anche in cielo come osservatore distaccato nel 1933 presso la Regia Aeronautica, riportando un grave infortunio che lo avrebbe segnato nel fisico.

L’anno successivo era stato imbarcato come comandante in seconda sul sommergibileMarcantonio Colonna”, quindi sul “Des Geneys”, per poi, nel 1937, essere promosso comandante. I gradi da capitano di corvetta arrivano venti giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia, il I luglio 1940.

Dal comando del “Luciano Manara” passa a quello del Cappellini”, inviato a Bordeaux nella base oceanica Betasom, da dove si conduce la guerra sottomarina sulla rotta atlantica per spezzare le linee di rifornimento che da gli Stati Uniti aiutano lo sforzo bellico della Gran Bretagna.

L’Italia possiede nominalmente la più grande flotta sottomarina tra i Paesi in guerra, ma è risaputo che quella tedesca è qualitativamente di molto superiore, e del tutto più evolute sono le strategie dei “branchi di lupi” dell’ammiraglio Karl Dönitz. Tutti i sommergibilisti sono comunque altamente considerati per il loro valore, élite tra tutte le truppe combattenti. Le loro imprese hanno infatti una vasta eco sui mezzi di informazione e sui bollettini militari

L’affondamento del piroscafo “Kabalo” e il salvataggio dei naufraghi 

Gli italiani hanno forse qualcosa in più, come testimonia l’episodio del piroscafo armato “Kabalo”, battente bandiera belga ma aggregato al convoglio britannico OB 223 che ha smarrito nei pressi delle Canarie e con carico bellico a bordo, affondato dal “Cappellini” di Todaro a colpi di cannone.

Fin qui sarebbe una normale operazione, vittoriosa, se non fosse che il comandante, una volta mandata a picco la nave, accosta e raccoglie i 26 naufraghi su una zattera rimorchiata dal suo scafo. Poi, per le condizioni del mare, li fa salire a bordo e li fa sbarcare in salvo alle Azzorre, nel neutrale Portogallo.

Quel gesto prima stupisce i belgi, poi li commuove. Non si commuove Dönitz, per il quale sono prioritarie le esigenze belliche, e si sa che i tedeschi rimproverano costantemente gli italiani per il loro sentimentalismo. Lo faranno anche perché nella Francia occupata, e poi in Jugoslavia e in Grecia a seguito dell’aggressione dell’Asse, i militari italiani si rifiutano di consegnare gli ebrei ai tedeschi.

L’eredità di 2000 anni di storia 

È diventata leggenda la risposta di Todaro alle osservazioni del potente ammiraglio, quando si dirà orgoglioso dei duemila anni di civiltà che sono la sua eredità di italiano. Civiltà contro barbarie, legge del mare contro le leggi di guerra.

E infatti si comporterà allo stesso modo a dicembre con i naufraghi del piroscafo armato “Shakespeare”, anch’esso affondato a cannonate, che porterà in salvo a Capo Verde. L’abilità nel combattimento non solo con i siluri ma pure con l’artiglieria, gli varrà un commento tra l’ammirato e lo sprezzante di Dönitz, secondo il quale avrebbero potuto affidargli il comando di una cannoniera.

Dopo aver colato a picco l’”Emmaus” in un violento combattimento, riuscirà a sfuggire alla caccia britannica, a sbarcare i feriti in un porto spagnolo, a effettuare le riparazioni e a riguadagnare la base di Bordeaux.

Medaglia d’argento al valor militare 

Sul suo petto viene appuntata la prima medaglia d’argento al valor militare, che si aggiunge alle due di bronzo di cui è già insignito e che sarà seguita da un’altra d’argento per le imprese nell’Atlantico e un’altra ancora per l’impresa di Sebastopoli, nel giugno del 1942, sul Mar Nero.

È già transitato, su richiesta, nella Xª Flottiglia Mas, e opera come comandante sui mezzi d’assalto col grado di capitano di corvetta. Il 13 dicembre 1942 il motopeschereccio armato “Cefalo”, che lui comanda, di rientro da una missione notturna al largo della Tunisia  è intercettato e mitragliato da un caccia Spitfire. Una scheggia raggiunge Todaro alla tempia, uccidendolo sul colpo.

Gli viene assegnata la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, e nella motivazione è riportato che «dimostrava al nemico come sanno combattere e i vincere i marinai d’Italia». Non c’è scritto che i marinai d’Italia, sanno anche insegnare come si vive.

Il nome di Salvatore Bruno Todaro, capitano coraggioso, è stato perpetuato dalla Marina Militare prima con una corvetta antisommergibile in servizio dal 1966 al 1994, e dal 2007 con un sommergibile.

 

 

Leggi
Cultura

Confermato il concerto di Springsteen al Parco di Monza

confermato-il-concerto-di-springsteen-al-parco-di-monza

AGI – È confermato il concerto di Bruce Springsteen questa sera nel Prato della Gerascia, all’interno dell’Autodromo Nazionale di Monza, dove sono attesi oltre 70 mila spettatori. L’ufficialità della decisione, già anticipata dagli organizzatori di Barley Arts, è arrivata dal Comune.

“Sentita la Prefettura e le autorità preposte alla sicurezza, infatti, il Parco risulta agibile e le condizioni di sicurezza idonee per accogliere le 70.000 persone attese in città”, recita un comunicato. Gli ultimi temporali che si sono verificati nella notte non hanno pregiudicato l’area dell’evento.

Le squadre comunali stanno completando la rimozione degli ultimi alberi e rami per liberare i viali di accesso verso il prato della Gerascia. “A breve – rende noto l’amministrazione comunale – saranno aperti i varchi per consentire l’accesso ai tanti fan che hanno già raggiunto Monza per il concerto di stasera”. 

Leggi
Cultura

È morto Marc Augé, l’antropologo dei ‘non-luoghi’

e-morto-marc-auge,-l’antropologo-dei-‘non-luoghi’

AGI – É scomparso oggi, a 87 anni, Marc Augé, grande antropologo, etnologo, scrittore e filosofo.

“Con Augé se ne va un amico e un maestro che ha dato al festivalfilosofia e al suo pubblico – sottolineano i curatori del festival culturale di cui Augé è stato membro per anni – come a tanti pubblici sparsi in tutto il mondo, alcuni insegnamenti dai quali non si torna indietro, come l’idea che le nostre pratiche culturali siano immerse in sistemi simbolici che è indispensabile studiare con gli strumenti dell’antropologia: una disciplina che Augé, grande specialista del terreno africano, ha praticato anche rivolgendo quel particolare tipo di sguardo alle nostre società, nella convinzione che, per essere intelligibili, i processi culturali implichino che nella loro analisi ci rendiamo “stranieri a noi stessi”.

Marc Augé, già directeur d’études presso l’école des Hautes études en Sciences Sociales (EHESS) di Parigi, di cui è stato a lungo Presidente, dopo aver contribuito allo sviluppo delle discipline africanistiche ha elaborato un’antropologia dei mondi contemporanei attenta alla dimensione rituale del quotidiano e della modernità.

Ha elaborato la teoria dei ‘non luoghi’, ovvero luoghi come centri commerciali, autostrade, supermercati in cui ogni riferimento a identità e temi relazionari, identitari o storici vengono canellati 

Tra le sue opere tradotte di recente: Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernita’ (Milano 1993); Tra i confini. Citta’, luoghi, interazioni (Milano 2007); Il mestiere dell’antropologo (Torino 2007); Il bello della bicicletta (Torino 2009); Il metro’ rivisitato (Milano 2009); Per un’antropologia della mobilita’ (Milano 2010); Straniero a me stesso (Torino 2011); Futuro (Torino 2012); Per strada e fuori rotta (Torino 2012); Le nuove paure (Torino 2013); Etica civile: orizzonti (con L. Boella, Padova 2013); I paradossi dell’amore e della solitudine (Modena 2014); L’antropologo e il mondo globale (Milano 2014); Il tempo senza età. La vecchiaia non esiste (Milano 2014); Fiducia in sé, fiducia nell’altro, fiducia nel futuro (Roccafranca 2014); La forza delle immagini (Milano 2015); Le tre parole che cambiarono il mondo (Milano 2016); Un altro mondo é possibile (Torino 2017); Sulla gratuita’. Per il gusto di farlo! (Milano 2018); Chi é dunque l’altro? (Milano 2019); Condividere la condizione umana. Un vademecum per il nostro presente (Milano 2019).

Leggi
Cultura

A Caracalla La Traviata dal sapore di Dolce vita

a-caracalla-la-traviata-dal-sapore-di-dolce-vita

AGI – Dopo cinque anni torna a Caracalla ‘La traviata’ per la regia di Lorenzo Mariani. Tutto esaurito alla prima di quest’opera che vede nel ruolo della protagonista Violetta Valéry, diventata per l’occasione una star del cinema sul modello di Marilyn Monroe (la cui immagine apre e chiude lo spettacolo), la soprano Francesca Dotto, già protagonista dello stesso allestimento nel 2019.

Per il capolavoro di Verdi – che sul podio vede impegnato un direttore di grande esperienza operistica come Paolo Arrivabeni – il regista si ispira agli anni de ‘La dolce vita’ di Fellini, da una prospettiva però estranea al lusso e agli scintillii: la storia di Violetta Valéry si intreccia con quella delle icone del cinema di un tempo, gettate nel vortice della società divoratrice dello star system.

L’opera in tre atti il cui libretto è scritto da Francesco Maria Piave tratto dal romanzo ‘La dame aux camélias’ di Alexandre Dumas, ‘La traviata’ di Giuseppe Verdi è probabilmente l’opera più eseguita al mondo che, come scrive il musicologo Giovanni Bietti, presenta elementi rivoluzionari come “il personaggio di Violetta che nel corso dell’opera attraversa una trasformazione fisica e psicologica senza precedenti nella storia del genere”.

La versione di Caracalla, con costumi moderni, uno scooter in scena che ricorda la Vespa di Gregory Peck di ‘Vacanze romane’ e tanti paparazzi che simulano le ambientazioni del capolavoro di Fellini, porta l’ambientazione dal 1853 dell’originale agli anni ’60 de ‘La dolce vita’.

“Nel film c’è moltissima bellezza, ma si tratta di una bellezza feroce, che divora le persone – ha detto il regista – in effetti, quel film è un ritratto spietato della Roma e dell’Italia di fine anni Cinquanta. Possiede il fasto e il glamour di un sistema che stritola. Penso a certe attrici consumate dal successo in pochi anni come Laura Antonelli, che ci ha rimesso la vita. Anche Violetta è così, cioè intrappolata in un mondo che non dà scampo. D’altronde la borghesia francese di metà Ottocento era spietatissima”.

A dirigere il capolavoro di Verdi è Paolo Arrivabeni, specializzato nel repertorio operistico italiano, che torna a Caracalla dopo il grande successo, nel 2015, de ‘La bohème’ di Puccini messa in scena da Davide Livermore. A lui si deve la scelta di operare alcuni tagli che ha definito “opportuni”, “necessari in un contesto come quello di caracalla per mantenere la concentrazione per un’opera intera in un contesto che inevitabilmente propone qualche elemento di distrazione in più”.

Del capolavoro di Verdi sono celebri alcune arie – su tutte ‘Amami Alfredo, quant’io t’amo’ – e il ‘mi bemolle’ dell’aria ‘Sempre libera’ alla fine del primo atto (“Sempre libera degg’io folleggiar di gioia in gioia, vo’ che scorra il viver mio pei sentieri del piacer”). Chi però ha seguito la prima di ieri sera è rimasto forse deluso perché Francesca Dotto non ha eseguito il mi bemolle sopracuto a conclusione della cabaletta del primo atto.

Su quella nota (non scritta da Verdi) si concentrano da sempre le attenzioni dei melomani e tutte le tensioni di un soprano (celebre la ‘stecca’ di Mirella Freni nel contestato e raffinato allestimento scaligero diretto da Karajan, regista Zeffirelli, scenografo e costumista Danilo Donati.

Proprio per questo, ha spiegato il direttore Arrivabeni, il mi bemolle non è stato eseguito. “Trovo inutile mettere sotto pressione un soprano che per tutto l’atto non penserà altro che a quella puntatura, invece che al resto della musica in cui si deve impegnate”. Inoltre, ha precisato, quel virtuosismo “è una tradizione ma non è scritto e non è affatto necessario, si può scegliere se inserirlo o meno”.

Apprezzatissima nel ruolo di Violetta Valéry, il soprano Francesca Dotto – che della cortigiana è una delle più note interpreti – ha vestito i panni di Violetta all’Opera di Roma nella celebre produzione del 2016 con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino, e a Caracalla nel 2019 in questa versione firmata da Mariani.

Ad affiancarla nel ruolo di Alfredo Germont, si alterneranno il giovane tenore Giovanni Sala – vincitore nel 2014 del Concorso per Giovani Cantanti Lirici dell’Associazione Lirica Concertistica italiana – e Alessandro Scotto di Luzio, anche lui già Alfredo nel 2019 a Caracalla.

Giorgio Germont è invece interpretato da Christopher Maltman – richiestissimo baritono per ruoli verdiani – e da Marco Caria – premio speciale del pubblico e secondo classificato al Concorso Operalia nel 2007.

Completano il cast Ekaterine Buachidze (Flora Bervoix), Mariam Suleiman (Annina), Mattia Rossi (il marchese d’Obigny), Nicola Straniero (Gastone), tutti appartenenti a “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera, Arturo Espinosa (Barone Douphol) diplomato nello stesso progetto “Fabbrica” e Viktor Schevchenko (Dottor Grenvil). L’orchestra e il coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma.

Collaboratore alla regia e coreografo Luciano Cannito, le scene e i costumi sono rispettivamente di Alessandro Camera e Silvia Aymonino. Alle luci Roberto Venturi e ai video Fabio Iaquone e Luca Attilii. Le repliche de ‘La traviata’ a Caraccalla sono previste per martedì 25 e venerdì 28 luglio, mercoledì 2, venerdì 4 e mercoledì 9 agosto. L’orario di inizio di tutti gli spettacoli è alle 21.00. Ogni rappresentazione è in lingua originale con sovratitoli in italiano e inglese.

Leggi
Cultura

Digitalizzata per la prima volta “La crociera” di Virginia Woolf

digitalizzata-per-la-prima-volta-“la-crociera”-di-virginia-woolf

AGI – Per la prima volta la copia personale di Virginia Woolf del suo romanzo d’esordio, ‘La crociera’ (The Voyage Out), è stata completamente digitalizzata. Il libro, come racconta la Bbc, è stato riscoperto nel 2021, dopo essere stato erroneamente conservato per 25 anni in una delle sezioni della biblioteca dell’Università di Sydney.

Si tratta dell‘unica copia del suo genere disponibile al pubblico e contiene rare iscrizioni e modifiche fatte personalmente dalla scrittrice. Gli esperti delle opere di Woolf ritengono che questo i completamento di questo processo potrebbe fornire informazioni sulla salute mentale e sui metodi di lavoro e stesura dell’autrice inglese, considerata uno dei più importanti letterati del XX secolo grazie alle oltre 45 opere pubblicate, tra cui ‘Gita al faro’ e “La signora Dalloway’.

L’Università di Sydney spera ora che condividere pubblicamente la copia in loro possesso, possa portare a un’analisi più profonda delle molteplici note presenti. Pensieri e revisioni, adottate o abbandonate da Woolf, che andranno a regalare a una nuova generazione di lettori, studenti di letteratura e studiosi un’idea dei pensieri della scrittrice. È noto che Virginia Woolf soffriva di ansia, insonnia e ripetuti crolli mentali durante la stesura de ‘La crociera’ durata circa 7 anni.

Cadde di nuovo in depressione e fu ricoverata in una casa di cura il giorno prima che fosse pubblicato nel 1915, rimanendovi per sei mesi. Suo marito Leonard Woolf ha detto che stava “scrivendo ogni giorno con grande intensità” e finire il romanzo è stata quasi “una tortura”.

Morì nel marzo 1941, all’età di 59 anni, dopo essersi riempita le tasche del cappotto di pietre e aver camminato nel fiume Ouse. L’Università di Sydney ha spiegato come si pensasse che la copia ritrovata de ‘La crociera’ fosse andata perduta “a causa del trambusto della vita quotidiana del campus e della biblioteca”. Simon Cooper, esperto di Metadata della Fisher Library di Sydney, ha trovato materialmente il libro riordinando gli scaffali e le pubblicazioni.

“Avevo capito che il libro non apparteneva a quel settore, così l’ho tirato fuori e ho visto il nome dell’autore scritto a mano sulla prima pagina. Così, ho cercato la sua calligrafia per confrontarla, e corrispondeva”.

Si è poi scoperto che l’Università ha acquisito il libro alla fine degli anni ’70 tramite la libreria Bow Windows a Lewes, nell’East Sussex. Virginia e suo marito Leonard Woolf avevano infatti vissuto nella zona. Uno dei più antichi librai antiquari del mondo, Maggs Bros a Londra, ha detto alla BBC che il libro potrebbe valere circa 250.000 sterline. Nell’edizione in questione si possono vedere modifiche scritte a mano da Woolf a matita blu e marrone, con estratti dattiloscritti incollati sulle pagine.

“Ha un valore iconico”, ha detto a Mark Byron, professore di letteratura moderna all’Università di Sydney, che ha studiato il libro di persona. “Le revisioni sono affascinanti in termini di ciò che Woolf stava pensando in quel momento”, ha aggiunto.

Leggi
1 34 35 36 37 38 41
Page 36 of 41